Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti a Condor. Bella gente d’Appennino è il nuovo libro di Giovanni Lindo Ferretti e edito da Mondadori. Il cantante e l’ispiratore dei CCCP, CSI e PGR è tornato con un secondo romanzo, una sorta di autobiografia per episodi che “racconta le gesta nobili e quotidiane dei suoi avi e della comunità di Cerreto Alpi. Dalla capostipite sassalbina Maddalena fino a sua madre Eni, dallo zio Archimede, grande cacciatore di orsi in Alaska, alla tragica vicenda di Ezio Comparoni, Silvio D’Arzo e di sua madre Rosalinda. Tante donne, molti uomini e moltissimi animali…”. E proprio di animali e del suo amore per i cavalli ci ha parlato Giovanni Lindo Ferretti.

No Responses to “Giovanni Lindo Ferretti”

  1. angela Says:

    Moooltooo interessante!!!!!!!!

  2. _gemini Says:

    Ascoltando Ferretti a Condor parlare della sua conversione mi è venuto in mente un passaggio di un film di Moretti in cui osserva un film dove dei 40 enni oramai imborghesiti ricordano con poca nostalgia i tempi andati, citando le cose “violente” che urlavano nei cortei e ragionando su cosa fossero diventati ora e quanto fossero invecchiati dentro.
    E Moretti che commenta osservando il film: “voi urlavate cose violente e voi siete invecchiati, io sono uno splendido quarantenne”.

  3. Lucio Says:

    Lindo Ferretti ha sempre un che di poetico, il che rende ogni cosa detta quasi accettabile se ci si lascia cullare dalla sua cantilena. Ma la poesia non riesce ad oscurare le contraddizioni, o semplicemente la pochezza di certi ragionamenti. Verrebbe da chiedersi che c’entra la fede (ri)trovata con il riconoscersi nella compagine politica facente capo a Silvio Berlusconi?
    Cosa c’entra la spiritualità con Silvio Berlusconi?
    Non riesco a capire come mai (ri)trovare la fede debba necessariamente implicare tale conservatorismo e oscurantismo. Ma forse è solo la tensione poetica che tende a mortificare il ragionamento logico.

  4. graziella calvo Says:

    Le vene aurifere della spiritualità a volte diventano religiose.Il “levare e “abbassare” dell’animo ferrettiano contrappone il ritmo della poesia, quando era canto e preghiera. Ancestrale, atavico, primordiale fondamento dell’essere, lo sguardo di chi schiacciato a terra, alza gli occhi al cielo.La summa esperenziale di Ferretti autobiografo in “Bella gente d’Appennino” riecheggia la ricerca della verità, destino della necessità. Riconosce, il nostro,il significato, tutto terreno e vocato all’Altro da sè,di un gesto-simbolo, accennato con forza.
    L’occhio interiore rivolto alla patria filo-ontogenetica travalica il dato culturale di appartenenza, rivendica la relazione concreta, fattuale, umile,con gli oggetti:montagna, cavallo, cura filiale, religione.Questi, rumoreggiati spiritualmente, inducono il netto coraggio dello sgranare il rosario, come mantra di indicibile Bellezza rituale.Se il suo fosse solo lo sforzo volontaristico, individuale di un ritorno di Dio dall’esilio,si instaurerebbe una menzogna condivisa che non arricchisce ,ma impoverisce. Il rapporto fra immaginario e simbolico è cosciente, e si stabisce nella totale avversione ad ogni forma di sincretismo religioso, visione esoterica e orientaleggiante di quella filosofia perenne che è la new age.
    Gli antichi dicevano che vi sono sogni che escono dalla porta di corno, altri da quella d’oro.I primi sono miraggi,i secondi agnizioni profetiche.
    Il terrore di ubriaco,il brivido dell’infinito, in Ferretti, si misurano nell’essere”cattolico-romano”,come granello di clessidra che l’hic et nunc gli impone.
    Lo vedo, fermo sulla riva del fiume, mirare, pregare.

  5. killwill Says:

    Moretti è stato uno splendido quarantenne per la su’ mamma, forse.

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